giovedì 9 aprile 2015

Survive Style 5+



Titolo originale: Survive Style 5+
Paese: Giappone
Regia: Gen Sekiguchi
Anno:2004

Survive Style 5+ è una di quelle rare perle cinematografiche che una volta viste, rimangono in mente nei secoli dei secoli amen.
La trama segue cinque storie che si intersecano in maniera apparentemente casuale, grazie ad un paio di personaggi che fungono da collante. Si comincia con una famiglia, il cui equilibrio viene guastato da un esperimento di ipnosi mal riuscito che porta il padre a credersi uccello. Ci sono poi tre delinquentelli, topi d'appartamento, che una sera finiscono proprio nella casa della famiglia di prima. Due di loro scoprono poi di avere tendenze omosessuali e sono protagonisti di scene sempre più divertenti. Allo stesso tempo, l'ipnotizzatore che ha trasformato il padre di famiglia se la fa con una pubblicitaria fuori di testa: la donna passa il tempo a registrare idee per spot pubblicitari così ridicoli che fanno ridere solo lei. Infine in una villa di periferia, un artista visionario continua ad uccidere la fidanzata, seppellendola nel bosco, per poi vedersela ricomparire in casa sempre più pazza e sempre più assurda.  In tutto questo, un killer londinese in compagnia del suo traduttore fa la propria comparsa qua e là, cambiando le carte in tavola e creando malintesi ed incidenti sempre più assurdi. Il tutto ripetendo a nastro la domanda "qual è il tuo ruolo nella vita?".
Questo film è un lungo videoclip, girato sotto acido: è visivamente spettacolare, gioca con colori, simboli, inquadrature, architetture e personaggi, costruendo quadri che mutano fotogramma per fotogramma. E' un'enorme sinfonia di idee, che si mescolano e sussegono sparse, con un filo logico un po' arruffato ma pur sempre esistente, come nei sogni.
Bellissimo, magistrale, divertente in una maniera così geniale da meritarsi un posto d'onore fra i miei preferiti di sempre. Un "Pulp Fiction meets Charlie and the Chocolate Factory", japanese style.
Consigliatissimo.

Voto: 9





martedì 7 aprile 2015

Dark Tales of Japan


Titolo originale: 日本のこわい夜 Nihon no Kowaiya
Paese: Giappone
Regia: Yoshihiro Nakamura Masayuki Ochiai  Takashi Shimizu  Kôji Shiraishi  Norio Tsuruta
Anno: 2004

Antologia di 5 storie del terrore, ambientate in Giappone, collegate da una sottotrama che risulta onestamente più spaventosa delle storie stesse.
Il tutto parte da un autobus notturno, sul quale sale una vecchia signora in kimono, dall'aria alquanto spettrale. Man mano che il bus procede nella notte, la signora chiede sempre più insistentemente all'autista se può raccontare una storia dell'orrore: seguiranno momenti sempre più spaventosi, fra un racconto e l'altro.
Kumo-onna racconta la storia di un paio di reporter che cercano di far luce sulla leggenda urbana della donna-ragno; Sukima vede un uomo rendersi conto che le presenze oscure celate nelle fessure hanno fatto sparire l'amico, per poi caderne vittima a sua volta; Ōnamakubi racconta una storia di sacrifici rituali che si tramandano di generazone in generazione, mentre una povera ragazza cerca di scappare da uno stalker; in  Kinpatsu Kaidan  un uomo in visita a Los Angeles scopre che anche le bionde possono trasformarsi in spiriti vendicativi; infine Yokan racconta di un uomo che, dopo aver perpretato la truffa perfetta, si ritrova intrappolato in un ascensore con delle persone  alquanto singolari.  Il film si conclude quindi con un ultimo segmento dedicato alla donna sul bus, sempre più spaventoso.

Tutto sommato l'idea non è male, trovo molto d'impatto l'intera serie di scene ambientate sull'autobus, molto più spaventose di tutto il resto messo insieme. Nel complesso, sia Kumo-onna  che Sukima propongono una giusta dose di suspance e mistero, che rendono piacevole la visione dei due racconti.   Ōnamakubi  si conclude forse in maniera troppo frettolosa e avrebbe potuto benissimo prendere vita come film a se stante, anche se non sfigura in questa versione accorciata.
Mi chiedo tuttavia, come sia possibile che un regista acclamato e, generalmente, impeccabile abbia potuto concepire una porcheria come  Kinpatsu Kaidan: voglio sperare che si trattasse di una tentativo di parodia. Non esistono altre spiegazioni logiche all'imbarazzante cortometraggio, davanti al quale anche i film che ho valutato pessimi nel corso degli anni su questo blog risulterebbero dei capolavori.  Yokan non eccelle come i primi due racconti, ma gode sicuramente di una buona sceneggiatura e sarebbe interessante svilupparla ulteriormente in formato film.

Tutto sommato l'antologia si lascia guardare, senza troppe pretese e senza troppo coinvolgimento. Tralasciando lo scivolone di Shimizu, gli altri racconti hanno tutti un loro perchè ed offrono sicuramente un livello minimo di coinvolgimento. Certo, ripeto, minimo. Sarebbe stato interessante vedere più scene riguardanti la donna in kimono, ma sono certa che la domanda Kowai hanashi, kikitai desu ka? rimarrà negli incubi di molti.

Voto: 5,5


Kindaichi Shonen no Jikenbo 2005: The Legendary Vampire Murders


Titolo originale: Kindaichi Shonen no Jikenbo: Kyuuketsuki Densetsu Satsujin Jiken
Paese: Giappone
Regia:
Anno: 2005


Tratto dall'omonimo fumetto ed uscito come special movie televisivo, dopo una serie di anime e drama, questo film vorrebbe proporre la classica storia alla dieci piccoli indiani, versione vampiro.
Hajime Kindaichi e Miyuki Nanase sono due amici d'infanzia e compagni di scuola. Durante un week end, finiscono in una pensione dal, casualissimo, nome "RUIN" insieme ad un gruppo di personaggi ..uno più stupido dell'altro: abbiamo il detective finto serioso che si arrabbia se qualcuno lo definisce vecchio, la commessa di moda che squittisce come un topo e si preoccupa solo di acconciature ed unghie, l'ex medico in modalità cacciatore di non si sa cosa che gira con fucile spianato giorno e notte..e così via. Naturalmente sulla vecchia pensione grava una storia di morti e sparizioni varie, dovute a vampiri. Naturalmente il vampiro compare durante il week end per mietere nuove vittime. Naturalmente Hajime, essendo nipote di un famoso detective, viene incaricato di risolvere il caso perchè "Quando ero piccola e i bulli mi rubavano le scarpe tu le ritrovavi sempre!" . Un momento. Paragonare lo scherzo di qualche bambino delle elementari ad una serie di omicidi..non è propriamente sano di mente. E poi perchè affidare il tutto al ragazzino, quando alla pensione c'è un vero detective?
Insomma la trama fa acqua da ogni lato, i personaggi sono imbarazzanti, i dialoghi sembrano scritti da un bambino dell'asilo e gli interpreti...lasciamo perdere. Chiaramente sarà Hajime a risolvere il caso, con grande approvazione da parte di tutti, gli stessi "tutti" che fino a poco prima lo trattavano coi piedi.
E' un titolo ridicolo, per tanti motivi, creato appositamente per dare risalto al protagonista, interpretato dalla pop sta Kazuya Kamenashi (dei KAT-TUN) e che non varrebbe la pena di vedere se non fosse che il povero Kazuya, insieme ad un altro paio di attori, ce la mette tutta per non risultare completamente fuori luogo... e ci riesce.
Gli effetti speciali sono sostanzialmente inesistenti. la fotografia è piatta, poco incisiva, poco ispirata.
Non lo riguarderei, non risulterebbe divertente nemmeno in compagnia.

VOTO: 4,5

mercoledì 4 giugno 2014

Baby Blues


Titolo originale: Baby Blues
Paese: Cina
Regia:
Anno: 2013

 Una coppia di sposini, lui famoso compositore musicale lei...fotografa blogger perditempo disoccupata, si trasferisce in una casetta in campagna. Durante il sopralluogo la donna trova una bambola -una brutta bambola- dimenticata dal precedente proprietario e decide di tenersela. Ovviamente la bambola è maledetta e ne combinerà di cotte e di crude, fra tentativi di omicidio e incubi vari.. aggiungendoci pure una canzone portasfiga.
Come se non bastasse, alle banalità sopra descritte si aggiunge pure il barbone onniscente che si piazza in pianta stabile fuori dal cancello dei due menando jella ogni volta che li vede.
Il film scorre lento fra una scena assurda e l'altra, senza trovare mai una reale spinta creativa. Nulla in questo film è originale, sembra piuttosto essere una sorta di antologia di clichè pescati a caso dal cestino dei bigliettini del filmaker horror fai-da-te e buttati totalmente a caso sullo schermo, in una trama esile e ritrita come non mai.
Pessimi gli effetti speciali, fotografia praticamente inesistente e l'infame "musica maledetta" non farebbe paura nemmeno ad un bambino..anzi pare appunto in grado giusto di far addormentare un neonato nella culla.
All'alba del 2014 mi aspetterei un minimo di inventiva in più.
Nessuna suspance, nessun momento terrificante..nemmeno lontanamente pauroso. La casa, le atmosfere, la recitazione.. tutti elementi che sfruttati a dovere avrebbero risollevato le sorti di un flop e che invece lo affossano ancora di più.
Da vedere solo in caso di coma cerebrale.

Voto: 4



Confession of a Murder

Titolo originale: Nae-ga sal-in-beom-i-da
Paese: Corea del Sud
Regia:
Anno: 2012

 A quindici anni da una serie di omicidi, Lee Du-seok pubblica un libro molto dettagliato sui crimini affermando di esserne l'autore. Grande scalpore, parenti delle vittime indignati in cerca di vendetta (ci tentano anche parecchie volte nelle maniere più subdole e -stupide- fallendo sempre), polizia sotto stress e nel caos più totale.. mentre il ragazzetto diventa una sorta di macabro divo. Tanto da avere perfino una folta schiera di ragazzine invasate e innamorate di lui (le beliebers non sono nulla al confronto, n.d.V.) che fondano un fan club e lo seguono ovunque inneggiandolo a idolo e musa.
L'ispettore Choi, che al tempo indagò sugli omicidi, è però perplesso e non crede che Lee sia il vero assassino. Seguono innumerevoli scontri-incontri che culminano in un face-to-face televisivo durante il quale la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità..verrà a galla.
Inutile dire che le cose non sono semplici come sembrano.

A prima vista sembra essere un normale poliziesco. Confession però gioca con la mente dello spettatore, confondendolo e spingendolo a provare sentimenti contrastanti per i personaggi sbagliati. Di continuo. Dalla prima all'ultima scena, non si è mai totalmente certi di cosa sia cosa e chi sia chi (almeno in teoria, ovvio che ad un certo punto si fa 2+2 e ci si arriva..), trascinati in una serie di flashbacks e intermezzi a metà, in cui non vediamo mai tutti i lati della medaglia.

Un bel film, diretto egregiamente e con una buona fotografia. Ottimi gli interpreti, ottima la colonna sonora. Unica pecca.. la scena dell'inseguimento verso il finale è un po' troppo.... fantasiosa.
Ad ogni modo, consigliatissimo.

Voto: 8