martedì 7 aprile 2015

Kindaichi Shonen no Jikenbo 2005: The Legendary Vampire Murders


Titolo originale: Kindaichi Shonen no Jikenbo: Kyuuketsuki Densetsu Satsujin Jiken
Paese: Giappone
Regia:
Anno: 2005


Tratto dall'omonimo fumetto ed uscito come special movie televisivo, dopo una serie di anime e drama, questo film vorrebbe proporre la classica storia alla dieci piccoli indiani, versione vampiro.
Hajime Kindaichi e Miyuki Nanase sono due amici d'infanzia e compagni di scuola. Durante un week end, finiscono in una pensione dal, casualissimo, nome "RUIN" insieme ad un gruppo di personaggi ..uno più stupido dell'altro: abbiamo il detective finto serioso che si arrabbia se qualcuno lo definisce vecchio, la commessa di moda che squittisce come un topo e si preoccupa solo di acconciature ed unghie, l'ex medico in modalità cacciatore di non si sa cosa che gira con fucile spianato giorno e notte..e così via. Naturalmente sulla vecchia pensione grava una storia di morti e sparizioni varie, dovute a vampiri. Naturalmente il vampiro compare durante il week end per mietere nuove vittime. Naturalmente Hajime, essendo nipote di un famoso detective, viene incaricato di risolvere il caso perchè "Quando ero piccola e i bulli mi rubavano le scarpe tu le ritrovavi sempre!" . Un momento. Paragonare lo scherzo di qualche bambino delle elementari ad una serie di omicidi..non è propriamente sano di mente. E poi perchè affidare il tutto al ragazzino, quando alla pensione c'è un vero detective?
Insomma la trama fa acqua da ogni lato, i personaggi sono imbarazzanti, i dialoghi sembrano scritti da un bambino dell'asilo e gli interpreti...lasciamo perdere. Chiaramente sarà Hajime a risolvere il caso, con grande approvazione da parte di tutti, gli stessi "tutti" che fino a poco prima lo trattavano coi piedi.
E' un titolo ridicolo, per tanti motivi, creato appositamente per dare risalto al protagonista, interpretato dalla pop sta Kazuya Kamenashi (dei KAT-TUN) e che non varrebbe la pena di vedere se non fosse che il povero Kazuya, insieme ad un altro paio di attori, ce la mette tutta per non risultare completamente fuori luogo... e ci riesce.
Gli effetti speciali sono sostanzialmente inesistenti. la fotografia è piatta, poco incisiva, poco ispirata.
Non lo riguarderei, non risulterebbe divertente nemmeno in compagnia.

VOTO: 4,5

mercoledì 4 giugno 2014

Baby Blues


Titolo originale: Baby Blues
Paese: Cina
Regia:
Anno: 2013

 Una coppia di sposini, lui famoso compositore musicale lei...fotografa blogger perditempo disoccupata, si trasferisce in una casetta in campagna. Durante il sopralluogo la donna trova una bambola -una brutta bambola- dimenticata dal precedente proprietario e decide di tenersela. Ovviamente la bambola è maledetta e ne combinerà di cotte e di crude, fra tentativi di omicidio e incubi vari.. aggiungendoci pure una canzone portasfiga.
Come se non bastasse, alle banalità sopra descritte si aggiunge pure il barbone onniscente che si piazza in pianta stabile fuori dal cancello dei due menando jella ogni volta che li vede.
Il film scorre lento fra una scena assurda e l'altra, senza trovare mai una reale spinta creativa. Nulla in questo film è originale, sembra piuttosto essere una sorta di antologia di clichè pescati a caso dal cestino dei bigliettini del filmaker horror fai-da-te e buttati totalmente a caso sullo schermo, in una trama esile e ritrita come non mai.
Pessimi gli effetti speciali, fotografia praticamente inesistente e l'infame "musica maledetta" non farebbe paura nemmeno ad un bambino..anzi pare appunto in grado giusto di far addormentare un neonato nella culla.
All'alba del 2014 mi aspetterei un minimo di inventiva in più.
Nessuna suspance, nessun momento terrificante..nemmeno lontanamente pauroso. La casa, le atmosfere, la recitazione.. tutti elementi che sfruttati a dovere avrebbero risollevato le sorti di un flop e che invece lo affossano ancora di più.
Da vedere solo in caso di coma cerebrale.

Voto: 4



Confession of a Murder

Titolo originale: Nae-ga sal-in-beom-i-da
Paese: Corea del Sud
Regia:
Anno: 2012

 A quindici anni da una serie di omicidi, Lee Du-seok pubblica un libro molto dettagliato sui crimini affermando di esserne l'autore. Grande scalpore, parenti delle vittime indignati in cerca di vendetta (ci tentano anche parecchie volte nelle maniere più subdole e -stupide- fallendo sempre), polizia sotto stress e nel caos più totale.. mentre il ragazzetto diventa una sorta di macabro divo. Tanto da avere perfino una folta schiera di ragazzine invasate e innamorate di lui (le beliebers non sono nulla al confronto, n.d.V.) che fondano un fan club e lo seguono ovunque inneggiandolo a idolo e musa.
L'ispettore Choi, che al tempo indagò sugli omicidi, è però perplesso e non crede che Lee sia il vero assassino. Seguono innumerevoli scontri-incontri che culminano in un face-to-face televisivo durante il quale la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità..verrà a galla.
Inutile dire che le cose non sono semplici come sembrano.

A prima vista sembra essere un normale poliziesco. Confession però gioca con la mente dello spettatore, confondendolo e spingendolo a provare sentimenti contrastanti per i personaggi sbagliati. Di continuo. Dalla prima all'ultima scena, non si è mai totalmente certi di cosa sia cosa e chi sia chi (almeno in teoria, ovvio che ad un certo punto si fa 2+2 e ci si arriva..), trascinati in una serie di flashbacks e intermezzi a metà, in cui non vediamo mai tutti i lati della medaglia.

Un bel film, diretto egregiamente e con una buona fotografia. Ottimi gli interpreti, ottima la colonna sonora. Unica pecca.. la scena dell'inseguimento verso il finale è un po' troppo.... fantasiosa.
Ad ogni modo, consigliatissimo.

Voto: 8


 

giovedì 2 febbraio 2012

Sector 7


 

Titolo originale:  7 gwanggu
Paese: Corea del Sud
Regia: Ji-hun Kim
Anno: 2011


Da quello che viene presentato come "il colossal 3D coreano dell'anno" mi aspettavo qualcosa di meglio. La trama è semplice: un gruppo di personaggi (un tantino -eufemismo- stereotipati) lavora in completo isolamento su una piattaforma petrolifera al largo dell'isola Jeju. Fra episodi di bullismo, intolleranza e spavalderia finalmente il famigerato "settore 7" regala un giacimento di petrolio ai protagonisti..peccato che nelle profondità del mare non si nasconda solo oro nero...

L'idea non è malvagia, niente di originale s'intenda, anche se già vista in diversi titoli occidentali. L'ambientazione sarebbe stata perfetta, se solo il direttore della fotografia avesse saputo come fare il suo mestiere, i tecnici del montaggio avessero evitato di sgranocchiare pop corn sul banco di lavoro e il regista avesse scelto ..probabilmente un altro mestiere.
Per non parlare degli effetti speciali, che per il 2011 e il budget sborsato.. non sono decisamente all'altezza delle aspettative.

Che dire.. imperdibili le scene della corsa in moto e della morte con tanto di particolari grotteschi di uno dei protagonisti.  Corse infinite, colpi di scena che dopo mezz'ora diventano scontati e ridondanti, trovate scopiazzate da tutta una serie di famosi film horror fantascientifici (da Alien a Resident Evil, tanto per citarne alcuni)..
Insomma.. se proprio non avete nient'altro da fare.

Voto: 4,5




mercoledì 16 novembre 2011

Love Exposure




Titolo originale: 愛のむきだし Ai no mukidashi
Paese: Giappone
Anno: 2008
Regia:  Sion Sono

Oggi mi concedo una doverosa digressione, Love Exposure non è un film horror.. quantomeno non nel senso tradizionale del termine.

La trama sarebbe semplice, se non ci fossero così tanti piani interpretativi da renderla più complicata di una soap opera condita da elementi thriller e psicologico-onirici: un uomo, rimasto vedovo, prende i voti e diventa prete. In seguito intraprenderà una relazione illecita con una donna leggermente (leggasi parecchio) pazza e una volta mollato dalla suddetta cominceranno i veri guai per tutti. Yu, figlio esemplare del non tanto esemplare padre, costretto a confessare ogni giorno peccati inesistenti si trova ben presto a doverne commettere di reali per soddisfare la "brama da confessore" del genitore.
L'escalation che ne segue ci porterà ad assistere alle varie peripezie del novello voyeur, che una volta innamoratosi della ragazzina emo (ed esponenzialmente stupida) di turno finirà col rimanere intrappolato nell'abile ragnatela tessuta da una perfida Koike, ragazza completamente fuori di senno che capeggia una setta di stampo cattolico.

Come tutti i film di Sion Sono, nonostante l'imbarazzante quantità di elementi comici ed ironici, anche Love Exposure precipita inesorabilmente verso una spirale di violenza reale ma soprattutto psicologica, in cui la mente dei vari personaggi (e dello spettatore) viene man mano destrutturata e stravolta, andando a riformare puzzles quasi del tutto incomprensibili.
Apparentemente leggero e divertente, questo film è tutt'altro che superficiale o "facile" da digerire. Non mancano episodi grotteschi e dal sapore vagamente splatter, che non vanno comunque ad incidere in maniera decisiva quella che è una suspance presente fin dalle prime scene.
Si sorride, si ride, ci si commuove, ci si arrabbia.. sempre perfettamente coscienti che la fine, la crisi, il disastro.. stanno per arrivare.
Il film sarebbe dovuto durare ben sei ore, ma ci perviene nella versione rivisitata per le sale cinematrografiche, quattro ore di delirio e di cruda e acida denuncia: un credo, un dogma, un pensiero.. hanno la forza distruttiva di mille spade.

Voto? 10.