venerdì 12 marzo 2010

The Unbelievable


Titolo originale: 怪談
Paese: Hong Kong
Anno: 2009
Regia: SaiKeung Fong

Versione cinematografica di una popolare serie televisiva di Hong Kong, The Unbelievable è in realtà una sorta di film documentario di quasi un'ora e mezza.
La troupe della serie tv, non al completo ma quasi, si reca in Thailandia e Malaysia per dare un'occhiata alle credenze e alle usanze del luogo.
Fin qua niente di eccezionale se non fosse che la quasi totalità delle situazioni a cui vengono esposti i protagonisti è o palesemente fasulla e costruita su clichè ormai abbastanza stancanti, oppure decisamente gratuita e inutilmente cruda.
Detto questo, a stomaco vuoto è in realtà una pellicola che sa come conquistarsi attenzione portando lo spettatore in contatto con realtà così lontane e misteriose da risultare affascinanti anche nei momenti più trucidi (un consiglio spassionato: se siete deboli di stomaco, evitatelo come la peste): si passa dall'evocazione di spiriti a pratiche voodoo con tanto di sgozzamenti di varie specie animali, rituali di rinvigorimento sessuale ad opera di santoni ermafroditi e tentativi di esumazione mal riusciti.
A dare un tono tragico, probabilmente per dare una sorta di giustificazione nobile (?!?!?!) al tutto, intervengono le scene iniziali che altro non sono che riprese d'archivio giornalistico della carneficina avvenuta in seguito allo tsunami che colpì l'Oceano Indiano nel 2004.

Visivamente interessante, girato in puro stile documentaristico con riprese dal vivo e conseguente mal di mare per lo spettatore più delicato. Risulta tuttavia guardabile, anche se non eccessivamente brillante.
Attori a volte troppo innaturali ma tuttosommato adatti alle particciole da star televisiva in cui era doveroso calarsi.
Una nota di merito per i tantissimi (e indenni!!!!!) gatti che popolano le inquadrature.
Da seguire fin dopo la "finta" sigla, la scena finale è interessante.
"Paranormal Activity" in versione orientale, con tutto quello che ne consegue.

Voto: 4,5


Dead Air

Titolo originale:
Paese: Hong Kong
Anno: 2007
Regia: Xavier Lee Pak-Tat

Dopo aver aiutato una ragazza fantasma trovata accidentalmente sul ciglio della strada, salvando il bambino che portava in grembo, un produttore televisivo alquanto scapestrato diventa una sorta di star grazie all'aiuto della suddetta fantasmina.
Ovviamente i piani non vanno come previsto e dopo l'iniziale successo ne succedono di cotte e di crude, compresi drammi familiari di sapore quasi nostrano.
Dead Air è un film scontato, ennesimo eco dell'ennesima ragazza morta un tantino alterata che torna per vendicarsi.
In questo caso però mancano sia gli effetti paurosi che avrebbero reso meno tediosi gli 80 minuti di video, sia la profondità psicologica che li avrebbe resi ben spesi.
Una pellicola al limite della stupidità, con poche (pochissime) scene azzeccate, che si salva solo grazie a personaggi minori, siparietti ironici e comici in un mare di mediocrità sia dal punto di vista recitativo che visivo.
Manca di suspance, gli attori sono inadatti (la protagonista sembra uscire da una pagina di vogue più che da un cimitero) e di scarso impatto nonchè costantemente sopra le righe in maniera inequivocabile.
Effetti speciali da scuola elementare e scarso acume nell'uso di luci e stratagemmi tecnici non depongono certo a suo vantaggio.

Noioso, scontato e di poco interesse.
Da evitare. O consigliare in caso di vendetta!

Voto: 3



domenica 28 febbraio 2010

Phobia 2



Titolo originale: Ha phraeng
Paese: Thailandia
Anno: 2009
Regia: Banjong Pisanthanakun - Paween Purikitpanya - Songyos Sugmakanan - Parkpoom Wongpoom


Per quale arcano motivo questo film sia stato intitolato "Fobia" ancora mi sfugge. Cinque episodi del tutto slegati fra di loro, che con le classiche paure non hanno quasi nulla a che spartire. Lo definirei più una sorta di vademecum per il buddhista oscuro fai da te, ma andiamo con ordine prima di trarre conclusioni affrettate (?!?).

Novice
parte come tipico dramma familiare: ragazzino incosciente e teppistello provoca incidente in moto e viene spedito dalla madre in un remoto boschetto della fantasia in mezzo a monaci un tantino scostanti. Trasformato in novello piccolo Buddha andrà incontro al proprio destino (che ovviamente si intreccia con l'incidente, la famiglia e un improbabile fantasma che poco ha dello spirito e molto dell'Ent alla Tolkien..).
Ward si propone meno scontato, riportandoci nell'incubo ospedaliero per eccellenza (l'atmosfera cupa e poco "igienica" già basterebbe, a dire il vero) della notte insonne accanto ad un uomo in coma e alla sua famiglia di adepti poco inclini al dialogo. Anche qui protagonista è un ragazzino un po' troppo curioso che si troverà suo malgrado a incontrare un fato allegramente manomesso.
Backpackers è forse l'episodio meno noioso, ma anche quello più dichiaratamente "occidentale": coppia di autostoppisti giapponesi raccolti da un camion sgangherato si ritrova nel bel mezzo di un incubo splatter zombie anfetaminico. Scontato, sicuramente, ma di forte impatto spettacolare.
Salvage è probabilmente lo spezzone in grado di risollevare le sorti di una pellicola piuttosto deludente. Intensa e tragicamente verosimile, la storia di una donna accecata dal guadagno e dal successo negli affari che, costretta ad affrontare le proprie misfatte, perderà l'unica cosa a cui è veramente legata. Un finale da brivido.
Infine In the middle. Se non fosse inserito in un film che tutto si propone tranne quello di parodiare il genere horror, sarebbe un geniale e divertente racconto dell'assurdo. Commedia degli equivoci, in tono hollywoodiano, con finale a sorpresa (più o meno..).

Phobia 2 è un titolo da non prendere troppo sul serio per almeno il 90% del tempo. Ridicolo, assurdo, mai veramente coinvolgente. Girato in puro stile accademico senza spunti originali o trovate che lo rendano degno di nota. Fallisce perfino nel titolo: avrei trovato molto più adatto un "Karma 2 - la vendetta", piuttosto.
Le storie partono lente, noiose, prevedibili e strapiene di clichè, tentennano nel prendere quota.. ma riescono tuttavia ad intrattenere nella seconda parte del film. Un'agonia di due ore perfettamente evitabile, anche se avete una buona scorta di pop corn e coca cola.
Peccato per alcuni interpreti, tutto sommato decisamente validi.
Non me la sento di sconsigliarlo, ho visto di peggio, ma nemmeno il contrario. Non è un brutto film: è semplicemente evitabile.

Voto: 4


mercoledì 28 ottobre 2009

Strange Circus



Titolo originale: 気球クラブ、その後 (Kimyō na sākasu)
Paese: Giappone
Anno: 2005
Regia: Shion Sono


Mitzuko è figlia di Gozo e Sayuri. Gozo e Sayuri non sono propriamente i genitori perfetti che ci si potrebbe immaginare. Mitzuko viene molestata dal padre e malmenata dalla madre. Scene tragiche tra le sontuose mura di una ricca famiglia giapponese. Il tutto calato nella disarmante scenografia psicologia del delirante mondo che Shion Sono scopre, violenta e sbatte sullo schermo con un'implacabile precisione. Un mondo dove tutto sembra finto, grottesco, caricaturale. Un mondo dove ogni cosa diventa metafora di se stessa ed una bambina si vede con occhi di donna, di uomo e di spirito violato. Un mondo in cui non c'è spazio per giocare ma solo per interpretare un ruolo. Così come tutti i personaggi dello strano circo che fa da corollario alla vicenda.
Ma cosa in realtà è finto, immaginario.. e cosa è reale? Chi sono i veri circensi? Gli strani esseri che dal palco chiedono un volontario tra il publico come vittima sacrificale ...o piuttosto gli esseri che popolano un mondo apparentemente "normale" in cui ossessioni e pulsioni si nascondono dietro ad una porta cesellata, una sedia a rotelle, un manoscritto consunto, una custodia per violoncello, un cappottino bianco punk, un locale osè, una bottiglia di sakè..?

Strange Circus è spietato. Come un abile chirurgo, scava nella mente della protagonista mettendone a nudo le paure, le debolezze e la disperazione. Il desiderio di vendetta, il bisogno di redenzione, le profonde contraddizioni derivate da un passato non del tutto limpido e sereno.
E' un coltello affilato, un pugno nello stomaco, un'abile intrusione nella privacy di una famiglia, ma anche di chi osserva dall'esterno.. conscio del fatto che un vero "esterno" forse non esiste.
Un po' come si dice anche nel film... di quale sia la realtà in fondo non si ha certezza: cosa succederebbe se.... ?
Le possibilità infinite regalano l'escamotage perfetto per un film che mescola piano di realtà e identità innumerevoli volte.. cercando di confondere, ma rendendo invece un'efficace ritratto psicologico di protagonisti e non.

Fotografia perfetta, regia mirabile e attori a volte sopra le righe ma mai scontati o inadatti. Degne di nota sia la sequenza iniziale che quella finale. Un film che rivedrei, e ho rivisto, molte volte. Da ricordare, sicuramente.

Voto: 9



martedì 13 ottobre 2009

Detective Story



Titolo originale: Tantei Monogatari
Paese: Giappone
Anno: 2007
Regia: Takashi Miike


Raita Kazama (Kazuya Nakayama) è un detective privato un po' fuori dalle righe, una sorta di Magnum PI nipponico senza Ferrari e lusso sfrenato. Raita Takashima (Kuroudo Maki) è impiegato d'ufficio, esperto in computers e hacker di medio livello, tranquillo, morigerato, ligio al dovere. Due uomini completamente diversi che si ritrovano non solo a condividere lo stesso nome.. ma anche a diventare vicini di casa in uno degli ormai soliti palazzi fatiscenti tanto cari ai film horror.
Quello di Miike non è però un classico titolo dell'orrore, non è nemmeno una detective story e non può essere definito nemmeno comico, nonostante la costante presenza di scene, battute e personaggi che di ridicolo hanno davvero tutto.
La trama si sviluppa attorno ad una serie di omicidi piuttosto cruenti, un ufficio di polizia che brancola nel buio buttandosi alla persecuzione di 4 sospettati a caso, fra cui il nostro Raita detective. L'uomo, innocente, parte così in una rocambolesca ricerca del vero colpevole aiutato dall'assistente Nagamine e dall'involontaria partecipazione del vicino suo omonimo.
A fare da sfondo ..la figura inquietante e grottesca di un artista un po' (tanto) sessuomane e attratto dall'occulto, fedele seguace del pensiero di Rudolf Steiner (leggasi ossessionato da..) e osannato dai critici d'arte come genio incompreso dell'epoca contemporanea.
Non sta a me svelare il finale, degno della migliore soap opera americana.. con colpi di scena e twists dal sapore vagamente paradossale, alla M. Night Shyamalan.

Miike stupisce, ossessiona, diverte, intrattiene e porta a pensare. Tutto in una pellicola. Anche se non trovo Tantei all'altezza di molte sue altre opere, è comunque un omaggio al cinema di genere che trova spazio nel sabato sera freddo e senza sapore di chi non può uscire di casa. Un film scartabilissimo, con evidenti cadute di ispirazione ("omaggi" a film come Il Silenzio degli Innocenti, ufficialmente) e battute scontate, che contribuiscono a diminuire sensibilmente la credibilità del cinepanettone nipponico.

Trascurabile.

Voto: 5